Il TG3 parla dei Combattenti!

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Ex caselli, stop a locali e negozi il Comune: “Li ridiamo alla città”

Protesta per la discoteca al Sempione: in risposta sarà predisposto un piano. L’assessore
Castellano: “Molte di queste strutture ospitano attività inappropriate per una sede storica”

Di reduci e veterani di guerra se ne vedono pochi. L’ex casello daziario sul lato est di piazza Sempione, «è un rumoroso locale notturno, con musica alta e senza orari». La protesta dei residenti per quello che definiscono «un uso improprio del monumento, che danneggia la quiete del quartiere» è arrivata sui tavoli del consiglio di Zona 1 e sulla scrivania dell’assessore al Demanio di Palazzo Marino, Lucia Castellano.

Il casello — costruito nell’Ottocento su progetto di Luigi Cagnola — è in concessione all’Associazione nazionale combattenti e reduci (Ancr), che vi ha allestito un’osteria, aperta alcune sere a settimana. Ma nonostante lo statuto preveda «un punto di ristoro per soci», in nome di «vincoli di cameratismo», a bere e mangiare sono giovani che la guerra l’hanno vista solo in tv e tirano l’alba in piazza fra birra e chiacchiere. «Gli schiamazzi sono insopportabili, mercoledì soprattutto», dice Madela Canepa, consigliere di Zona 1 del Pd, già portavoce del comitato Proarcosempione.

Il caso del casello est del Sempione (la struttura gemella è inutilizzata) ha spinto Palazzo Marino a una revisione dell’uso che si fa di tutti e 12 i caselli daziari, di proprietà comunale. Il presidente del consiglio di Zona 1, Fabio Arrigoni, denuncia «la presenza di attività commerciali di nessun pregio in strutture che meriterebbero di essere valorizzate». Uno dei caselli di piazza

XXIV Maggio, costruiti nel 1802, ospita uno un discobar, l’altro un circolo Arci e una sede della Lega Nord. In piazzale Cantore le stazioni di riscossione sono occupate da un ristorante e da un negozio di camicie, a cui la giunta Moratti nel 2010 ha affidato una concessione di 12 anni. In piazza XXV Aprile uno dei caselli è ospita uno show room di design, in piazza Oberdan l’Associazione panificatori.

Il Comune sta studiando i contratti, per capire come si possa intervenire alla scadenza delle concessioni, «per assegnare i caselli con criteri di utilità sociale e decoro», come spiga l’assessore Castellano. Salvo casi di concessioni antiche (come quella all’associazione dei Reduci), di regola chi si aggiudica i bandi paga un affitto il 30 per cento più basso rispetto ai prezzi di mercato. «Alcune delle attività ospitate nei caselli — dice Castellano — non sono compatibili con il prestigio monumentale e la collocazione delle strutture. Rivedere le regole è prioritario».

Terminata la raccolta di informazioni, Castellano si confronterà con gli assessori Lucia De Cesaris (Urbanistica) e Franco D’Alfonso (Commercio) per rivedere le assegnazioni. «La speranza — dice l’assessore — è che entro Expo 2015 si riesca a destinare parte dei caselli a scopi utili alla città». Arrigoni fa la sua proposta: «Nei caselli metterei negozi di prossimità, come le macellerie e gli alimentari, che stanno scomparendo».

Franco Vanni

La vergogna dei dazi abbandonati

Dal Sempione a Porta Nuova viaggio nel degrado nei 50 ex caselli milanesi lasciati morire dal 1973

Assalto di immigrati e clochard che dormono tra i rifiuti nei locali fatiscenti. Lucchetti forzati in continuazione. Un bimbo ” custode ” del monumento

Dal Sempione a Porta Nuova viaggio nel degrado nei 50 ex caselli milanesi lasciati morire dal 1973 La vergogna dei dazi abbandonati Assalto di immigrati e clochard che dormono tra i rifiuti nei locali fatiscenti Lucchetti forzati in continuazione Un bimbo “custode” del monumento I lucchetti nuovi e fiammanti sui cancelli sono l’unica cosa nuova e pulita nell’ex dazio di piazza Sempione. Il casello – a destra dell’Arco della Pace, attraverso il verde del parco si vede il Castello Sforzesco – e’ un accampamento per extracomunitari: avanzi di cibo, bottiglie rotte, jeans strappati, piccioni morti ed escrementi (non solo animali) sono lo spettacolo offerto a chi si avvicina al “monumento”. Catene e lucchetti (forzati e sostituiti in continuazione) sono la prova di uno sbarramento “all’italiana”: i montanti dei cancelli sono a 50 centimetri dal muro e chiunque puo’ infilarsi nel casello. In realta’, pochi hanno il coraggio di entrare. I “padroni di casa” non gradiscono visite. “Qui abitano un marocchino, un egiziano e un americano – racconta un magrebino di 14 anni – gli altri dormono fuori, ci sono i cartoni. Io faccio la guardia durante il giorno quando loro sono in giro per il parco. Per questo ogni tanto mi lasciano entrare per fare la doccia”. Gia’, nel dazio ci si puo’ lavare: l’odore pestilenziale e il rumore dell’acqua che scorre dai tubi rotti portano al bagno. Ci sono una vasca rovesciata, una turca e un tubo di gomma, in alto: e’ quella che chiamano doccia. Ma se il casello di destra e’ abbandonato al degrado, quello di sinistra riserva un altro genere di sorprese. Pulito e ordinato, automobili parcheggiate nel cortiletto. Vasi con i fiori sui davanzali e tendine ricamate alle finestre. Al piano terra l’”Associazione nazionale combattenti e reduci” ha dato il suo bar in gestione alla famiglia di Annamaria Pignataro fino al 2006: si mangia, si beve e si gioca a carte. La sera, fino a meta’ agosto, musica e balli con tavolini all’aperto, sul piazzale sotto l’Arco. “Ma poi sono arrivate le diffide dal piano di sopra”, si lamenta Annamaria. Quattro appartamenti sono stati ricavati al primo piano dell’ex dazio. Se fossero in vendita l’annuncio sui giornali sarebbe: “Ampio, luminosissimo, tre locali piu’ servizi, edificio storico nel cuore di Milano. Immerso nel verde”. Ma gli appartamenti sono affittati: 200 mila lire al mese detratte direttamente dallo stipendio. “Lavoro al museo di Brera – spiega Carmela D.V., residente in uno dei quattro appartamenti – e vivo qui da 26 anni. Ho diritto al contratto con il demanio perche’ sono dipendente dei Beni culturali”. E pensare che con 200 mila lire al mese non si trova neanche una camera in periferia. Se gli ex dazi di piazza Sempione sono di proprieta’ dello Stato, la maggior parte dei caselli lungo i bastioni e nelle altre “entrate” della citta’, sono del Comune. Di Porta in Porta cresce lo stupore. Alcuni caselli sono stati dati in gestione a privati (come quelli di piazza Cinque Giornate: ospitano un’agenzia di viaggi e il Rotary Club), molti altri sono abbandonati. A Porta Venezia un tempo c’era la Croce Rossa, ora – senza che sia stato deciso il loro destino – i due dazi sono chiusi per ristrutturazione. La Croce Rossa e’ rimasta in piazza XXIV Maggio, accanto al dazio dove c’e’ la Lega Nord. In piazza principessa Clotilde, dei due caselli progettati all’inizio del secolo scorso dall’architetto Giuseppe Zanoia, uno e’ recintato da cancelli in metallo verde, l’altro risulta ancora del Club 14 Luglio, un’associazione legata al Psi. A Porta Garibaldi, i due caselli sembrano disabitati, ma una delle sbarre in metallo che blocca l’accesso e’ stata segata. Si puo’ entrare. I corridoi sono bui e impolverati, da una stanza filtra la luce: le finestre sono aperte. “Vivo qui da poco – ha lunghi capelli bianchi la donna che esce dall’oscurita’ – ci sono tante stanze, non le ho mai contate”. Era il 1o gennaio 1973 quando furono abolite le imposte comunali di consumo e gli oltre 50 dazi di Milano andarono “in pensione”. Nessuno allora, avrebbe immaginato di trovarli in questo stato dopo 25 anni.

Francesca Folda

Se non vuoi che anche il casello dei Combattenti faccia questa fine ingloriosa scrivi ciò che pensi a filiale.lombardia@agenziadeldemanio.it.

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